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Storia

L’Istituto Comprensivo 49° Toti-Borsi-Giurleo nasce nell’anno scolastico 2012-13 dalla fusione del 49° Circolo Didattico “E. Toti” e della scuola secondaria di primo grado Borsi-Prota-Giurleo per effetto della delibera della Giunta Regionale n° 11 del 30/01/2012 per la riorganizzazione della rete scolastica per l’anno scolastico 2012-13.

L’Istituto è ospitato in tre edifici: la sede centrale è situata in Piazza Aprea 15, e comprende la scuola dell’Infanzia e la scuola Primaria; il plesso Nido situato in Via U. P. Giurleo che accoglie la Scuola dell’Infanzia, e il plesso Borsi situato in via Cupa San Pietro n°40 che ospita gli alunni della scuola secondaria di primo grado.

La scuola statale “E.Toti”, 49° Circolo Didattico di Napoli, è la più antica del quartiere e, secondo Giovanni Alagi l’edificio “è un’interessante struttura pubblica di stile umbertino che, con la sua elegante facciata, caratterizza fortemente una delle più note piazze del quartiere”. Il progetto per la sua costruzione fu approvato fin dal 1904 dall’amministrazione comunale diretta da Vincenzo Aprea. I lavori iniziarono soltanto nel 1912 e furono ultimati negli anni 1913/14; l’edificio fu ampliato negli anni ’50.

Da fonti storiche emerge che, in continuità con le riforme scolastiche attuate durante il decennio francese (1806-1815), il re Ferdinando di Borbone riorganizzò l’amministrazione comunale del Casale Ponticello, già divenuto Comune di Ponticelli e, tra le spese per la sua gestione, risultavano esservi anche quelle per il maestro di scuola, per la maestra delle fanciulle e dei canoni d’affitto per i locali. La scuola accoglieva alunni dal piccolo Comune agricolo situato presso il fiume Sebeto.

La scuola secondaria di primo grado “Borsi-Prota-Giurleo” è nata, a sua volta, dalla fusione delle due scuole secondarie: Giosuè Borsi e Ulisse Prota-Giurleo. La prima è intitolata a Giosuè Borsi, scrittore e giornalista, morto da eroe di guerra in atto di proteggere i suoi soldati, precursore dei moderni movimenti pacifisti e della non violenza. La seconda è intitolata ad Ulisse Prota-Giurleo, studioso dell’evoluzione musicale, particolarmente della scuola napoletana, avviata da Salvatore Di Giacomo.

Nel 1925, Ponticelli, divenuto quartiere di Napoli, insieme a Barra e San Giovanni, cominciò a perdere i suoi connotati, le sue tradizioni legate, soprattutto, alla cultura operaia e contadina. Dopo il fascismo, conservò il suo doppio carattere agricolo ed industriale. I problemi cominciarono a sorgere con la ricostruzione dopo la Seconda guerra mondiale (da cui il quartiere uscì particolarmente danneggiato) e la grande speculazione edilizia. Si costruirono centinaia di case popolari che costituirono rioni malsani e sovrappopolati che raccolsero la numerosa immigrazione dall’hinterland o gli sfollati di varie zone del centro di NAPOLI dopo il terremoto del 1980.

Ponticelli ha avuto un ruolo sia durante la rivoluzione partenopea, furono infatti condannati a morte dai Repubblicani elementi filo-borbonici (13 impiccagioni, fonte: libro dei morti della Chiesa Maria Santissima della Neve) sia durante le quattro giornate di Napoli. Il 25 luglio 1943, infine, Ponticelli fu il primo quartiere in Europa a sollevarsi contro il nazifascismo, quando abitanti, guidati dagli antifascisti di zona, tutti iscritti al clandestino Partito Comunista Italiano, assaltarono la sede rionale fascista. In questo periodo il quartiere fu testimone di una strage nazista che vide perire 34 innocenti.